Chi lo ha incontrato giura che Daniel Pennac, in questi giorni a Napoli – è ospitato a Pozzuoli, in un palazzo di Rione Terra – dove sta scrivendo e lavorando a un progetto sulla città, sia innamorato di Partenope. “Bisognerebbe poter fotografare la luce di Napoli” ha detto lo scrittore, incantato dalle bellezze della città, dove torna spesso. Pennac è a Napoli perché ha raccolto l’invito di Roberto Roberto, che si occupa di organizzare eventi culturali. Il progetto è ambizioso: una scuola di teatro, nel cuore della città, a un passo dal decumano. 500 metri quadri a piazza del Gesù, dove è in corso una ristrutturazione per creare uno spazio di alta formazione, indipendente, aperto a tutti i lavoratori dello spettacolo, sostenuto da sponsor privati e di respiro internazionale. In un’intervista a Mirella Armiero sul Corriere del Mezzogiorno, oggi, Pennac aggiunge dettagli, per spiegare il progetto e il suo amore: “Napoli è una città viva. I giovani sono pieni di desiderio, c’è un’energia vitale impressionante. Molto più di quanto accada in città come Milano o Parigi dove molti sono abituati e viziati dal consumo culturale. Per molti versi qui c’è un forte appetito culturale perché ci si sente a digiuno, mancano tante cose. Se apre un nuovo teatro a Parigi chi ci fa caso? Invece qui è importante, viene seguito». Napoli come Belleville, dove sono ambientati alcuni suoi romanzi, insomma. Un posto dove Pennac si sente a suo agio e con il quale si sente in intimità. E che lo accoglie ogni volta con chiassoso entusiasmo.

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