Nell’Alto Casertano, a S.S. Giovanni e Paolo, una delle frazioni più popolose di Caiazzo, c’è un vicolo stretto, ricco di bizzarre dicerie, chiamato ’a Viell’ e conosciuto anche come ’a Vinell’. Il nome si presuppone che derivi da piccola via: la parola via diventa viella, con variante vinella). È un vicolo abbastanza stretto, lungo circa 12 metri, che si può percorrere entrandovi a uno alla volta. È poco illuminato anche di giorno, e una delle due uscite è divenuta ancora più stretta nel tempo a causa di costruzioni ex novo che ne hanno mutato l’originaria forma. ’A Vinell’ mette in comunicazione due parti del comune di Caiazzo, la parte più antica, quella nel cuore del paese, e la parte che affaccia lungo una strada urbana. Entrambi gli ingressi sono preceduti da due antichi cortili dove i contadini, fino a qualche anno fa, macellavano i maiali e organizzavano piccoli ritrovi per i festeggiamenti sacri e profani della tradizione popolare. Uno degli ingressi presenta un interessante arco costruito in pietra di cui non si conoscono le origini storiche, così come la costruzione della stessa Vinella, in pietra viva e di tufo, è poco chiara. Si racconta che, fino a non molto tempo fa, il vicolo era attraversato dai contadini per il passaggio dei muli e bovini e uno di questi animali vi rimase bloccato proprio al suo interno. Gli abitanti accorsero ad assistere all’accaduto. Gli anziani del luogo, che ricordano ancora perfettamente la vicenda, ci raccontano che l’animale fu estratto dall’angusto vicoletto con l’aiuto di forzuti abitanti e grazie a un attrezzo agricolo chiamato nel dialetto del posto ’u pàrangulo, una specie di montacarichi. Ma anche eventi superstiziosi caratterizzano, ancora oggi, la Vinella. Si dice che alcune bambine che abitavano nei pressi del vicolo, quando uscivano di sera su richiesta dei loro genitori per le ultime incombenze domestiche del giorno, vedevano spuntare degli occhi dalle pareti laterali del vicolo, in piccole nicchie ricreatesi naturalmente nelle pietre di tufo. Erano occhi luccicanti che le fissavano durante tutto il loro passaggio che le spaventate bambine facevano di corsa. Difficile dire se fossero occhi di gatto. Esistono gli spiriti allora? Gli anziani si rifugiano in un “non so altro”. Il vicolo veniva attraversato anche per finalità stravaganti. Molti erano, infatti, i giochi di un tempo organizzati da incauti fanciulli che, a tarda sera, all’insaputa dei loro genitori, correvano nella Vinella per sfidare gli spiritelli che animavano le pareti perlopiù di notte. Il vicolo sembra intimorire ancora oggi. Qualche abitante, tuttora, durante le ore diurne, preferisce fare il giro largo del paese anziché accorciare passando per la Vinella. E chi proprio non ne può fare a meno, porta con sé un animale o una compagnia. C’è addirittura chi lascia candele per accenderle di notte onde illuminare il passaggio e così proteggersi. Ogni anno, invece, durante le festività natalizie, è usanza allestire un piccolo presepe in una delle finestre, di appartenenza di un edificio privato, che affacciano nel vicolo. E un anno, in occasione di una Notte Bianca, la Vinella di S.S. Giovanni e Paolo fu protagonista di un evento ludico, una “passeggiata fantasiologica” : i molti partecipanti all’evento furono invitati a percorrere il vicolo di notte e senza luci. L’eccitazione era alle stelle e in molti proclamavano ad alta voce i loro timori.

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