Visualizzazioni totali

domenica 17 maggio 2026

Libero Bovio: "E j’ so’ napulitano… e si nun canto, moro"

(¯`*•.¸Momenti di VITA¸.•*´¯)
https://www.facebook.com/groups/227092510835355/

"E j’ so’ napulitano… e si nun canto, moro"

Parole semplici, parole vere. Parole che sembrano una confessione d’amore, ma sono in realtà un giuramento.

A pronunciarle — col cuore e con la penna — fu Libero Bovio (Napoli, 8 giugno 1883 – 26 maggio 1942), poeta, drammaturgo, giornalista, ma soprattutto voce immortale del popolo napoletano.

Figlio della Napoli che canta con le lacrime e ride con la disperazione, Bovio fu un gigante della canzone classica napoletana. Scrisse versi che oggi sembrano scolpiti nel tufo della città:

‘O Paese d’ ’o sole, Reginella, Lacreme napulitane, Guapparia, Zappatore…

Non erano solo canzoni. Erano quadri di vita vera, drammi e commedie popolari in tre minuti, specchio di un Sud emarginato ma mai piegato.

Dalla redazione del Don Marzio ai corridoi del Museo Archeologico, passando per le scrivanie delle case musicali come La Canzonetta e Santa Lucia, Bovio non smise mai di scrivere, e soprattutto di rappresentare. Perché le sue parole non descrivevano soltanto: difendevano.

Difendevano una lingua, il napoletano, che lui trattò come letteratura. Difendevano una classe, quella dei diseredati, che trovava in lui il suo Pasolini ante litteram. Difendevano un’identità meridionale, calpestata dall’Italia ufficiale, ma che resisteva nei vicoli, nei caffè-concerto, tra le dita callose dei musicisti e le voci straziate degli emigranti.

La sua fu una poesia crepuscolare, certo, ma con la luce accesa della verità.

E proprio nel 1934, nel cuore del Ventennio, quando il dialetto era quasi un reato, fondò “La Bottega dei 4” con Tagliaferri, Lama e Valente, per ridare dignità all’arte napoletana contro il conformismo di Stato.

Morì nel 1942, in via Duomo, tra i suoni e gli odori della sua Napoli, quella che cantava — e canta ancora — le sue parole.

Libero Bovio non fu solo un poeta. Fu un presidio culturale. Un baluardo contro l’appiattimento nazionale, un intellettuale che non ha mai avuto paura di dire da che parte stava: quella del Sud, quella della verità.

E oggi, chi canta Napoli, canta ancora Bovio.

Perché senza la sua voce, questa città sarebbe più muta. E senza il suo canto, noi saremmo un po’ più soli.



Nessun commento:

Posta un commento