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martedì 8 gennaio 2019

Nessuno può amare davvero un’altra persona, se non ama prima la sua terra.

E’ una verità che colpisce d’improvviso, come la brezza di Mergellina piacevolmente pericolosa. Se non si ama il proprio territorio, se non ci si emoziona quando il sole tramonta a Marechiaro, mentre il Vesuvio è leggermente innevato dando vita ad un pittoresco scenario, se non si sorride quando la gente esulta per strada per un goal del Matador, se non si sente una morsa allo stomaco quando ci si affaccia dalla chiesa di Sant'Antonio a Posillipo, allora non si può davvero amare. Napoli è la prova del nove: chi la ama la preserva, la porta con sé, la odia, soffre per lei e con lei, la ferisce e ne viene ferito, la tortura, la provoca, la istiga, l’ammira, le parla, l’ascolta, è un viaggio senza fine con mille sorprese. Nessuno forse riesce a cogliere la sua vera essenza: la città partenopea ti sfugge, vuole essere inseguita, capita, giustificata, amata, vissuta senza limiti o pregiudizi.


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