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lunedì 7 maggio 2018

PERCHÉ SI DICE “VA A FATICÀ RINT…

 Esistono a Napoli vari gradi e vari modi di lavorare: lavurà (dal latino labor) è il più generico, si adatta un po’ a tutte le situazioni di impegno, più pesante è faticà (dal latino fatiga, derivato di fatigare cioè "affaticare"), riservato soprattutto al lavoro dipendente. Per lavurà e per faticà, bisogna prima imparare e a Napoli s’impara così: aducà= formare qualcuno con l'insegnamento e con l'esempio dal latino educere 'trarre fuori, allevare', allezziunà = impartire una lezione sia in senso reale che in senso figurato (da ad + lectionem) catechizzà = istruire indottrinando, dal greco katìchêin 'istruire'; mmezzià = stimolare, sollecitare, incitare al male dal latino malitia; 'nzajà =istigare, sobillare. dallo spagnolo ensayar di pari significato. Da queste considerazioni derivai il saggio detto: T' aggia ' mparà e t' aggia perdere, (cioè: quando ti avrò insegnato, ti dovrò abbandonare!) 
Ritorniamo al quesito  una volta appreso si va a lavorare o a faticare. Il secondo termine fa subito immaginare ad impegno più gravoso, come quello dell’operaio in una fabbrica (faticà rint’ [dentro] ’a fraveca). E le nostre fabbriche, le nostre officine, i nostri opifici di un tempo (quello dei nostri antenati) erano produttrici prima di sudore e stanchezza umana e poi dei loro prodotti che venivano esportati in tutto il mondo.. A questo punto, mi chiedo:” Perché del mio antenato, che lavorava in una dell più importanti fabbriche ceramiche napoletane  si diceva che lavorava rint’ ‘a Faenza? Lui lavorava a Napoli, dove la ceramica deriva dall’antica arte romana e pompeiana e si è diffusa ancor prima dei quella di Faenza!” Ed ecco la risposta: “Faenza” o “Faience” è sinonimo nel mondo di “ceramica”, maiolica. Il perché? L’argilla sigillata, base per la realizzazione degli oggetti in terraglia (anche quelli che venivano realizzati dalla fine del XVIII secolo dai Giustiniani a Napoli) era chiamata appunto “terra di faenza”, visto che il territorio faentino è tutto argilloso, mentre a Napoli (che prendeva l’argillla dai territori argillosi del suo Regno) prevalgono il tufo e i materiali vulcanici.

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