In italiano esiste la parola brenna che G. Devoto dice derivare dal francese antico braine (come ancora si dice nel dialetto picardese). In francese moderno è brehaigne. Ma non so se l’abbiamo presa dal francese (durante il periodo angioino o quello murattiano?) o se, invece, non ci viene direttamente dalla eredità latina. Nel latino tardo si usava brinna che (come l’ inglese barren) significava “sterile , che non fa figli”. Secondo l’Accademia della Crusca, brenna viene dal greco blènnos (latino blènnus) che sta per moccioso, floscio e vile. Da qui il moderno termine italiano brenna = cavalla sterile. Possibile che il nostro vrenn ( o brenn; la commutazione b/v è un classico) abbia una parentela con tutto ciò? Il legame c’è perchè anche la crusca, non essendo la parte vitale del chicco di grano, o di orzo, segala ecc., risulta sterile, “vile”.
E veniamo al proverbio: la faccenda terminata a crusca e carrube è un dolente commento su una situazione risoltasi male nel modo peggiore. L’origine è antica, risale a quando nelle povere rimesse o stalle ogni vetturino da nolo spesso a corto di mezzi, per risparmiare a fine giornata di lavoro dava in pasto al suo unico ronzino un sacchetto di economica crusca e qualche carruba al posto del costoso e piú salutare fieno, Insomma il cavallo finiva a..dieta la propria giornata di lavoro!
è ffernuta, finire, terminare, dal latino finire→firnire→ferní
vrenna, crusca (che viene dal tedesco kruska), il residuo della macinazione dei cereali costituito dagli involucri dei semi; dell’etimologia abbiamo già rirferito; l’espressione carrecà a vvrenna (caricare con crusca) nel senso di far finta di operare, perché in realtà non si hanno le risorse per farlo (questo conferma l’dea della sterilità della vrenna). L’espressione richiama ciò che accadeva al tempo dei Borbone allorché le truppe, durante le esercitazioni, erano fornite di armi da fuoco con munizioni che in luogo del piombo erano appunto caricate con crusca per evitare accidentali ferimenti o uccisioni fra i soldati.
sciuscelle , equivalente di carrube, dall’arabo carruba, deriva dal latino iuscellum, col significato di cose molli, cedevoli, lente come brodi. Infatti dalla carruba (sciuscella) si traggono liquidi e bevande medicinali (brodini). Lo conferma il detto: È ‘na sciuscella! che vale: È inconsistente! Alla medesima maniera ci si esprime nei riguardi di ogni altro oggetto privo di consistenza e/o resistenza.
Mi viene un ultimo, forte,dubbio Brenno il famoso generale di “Vae victis!”… era forse sterile o era ‘na sciuscella???

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