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venerdì 6 aprile 2018

ANTICHI MESTIERI: ‘A LAVVANARA

Nei tempi dei tempi, ‘a lavvanara lavava i panni dei signori nel torrente con qualsiasi tempo e temperatura, inginocchiata nell'erba. Andava prima per famiglie a raccogliere i panni sporchi da lavare e poi si portava al torrente per iniziare la sua opera. Dopo aver finito di lavare, i panni venivano stesi sull'erba ad asciugare. I ferri del mestiere erano la cenere del camino "a liscivia" l'acqua del torrente e tanto "olio di gomito" per strofinare e sbattere sulle pietre del torrente i panni. Duro lavare, atto collettivo strettamente collegato al mondo femminile, con esclusione del carrettaio che in alcuni paesi andava raccogliendo i panni che poi ‘e lavvannare lavavano. E, nell'immaginario comune, lo facevano cantando! 
Poi, a partire dall’Ottocento, ‘e lavannare cominciarono a girare per le case dove compivano la stessa operazione “rint’ ‘a tina o tinozza” (corrispondente a metà di una botte), su cui era poggiata “ ‘a tavulletta” ondulata, per strizzare i panni. 
Spesso era necessario far bollire la biancheria sporca ed a questo proposito venivano preparate le "quadare" dove venivano bolliti i capi più grandi. La biancheria, una volta asciutta e stirata, veniva profumata anticamente con foglie di alloro e poi con i fiori essiccati della lavanda, il cui nome deriva dal gerundio latino lavare «che deve essere lavato» per alludere al fatto che questa specie era molto utilizzata nell'antichità (soprattutto nel medioevo) per detergere il corpo.

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