Visualizzazioni totali

domenica 25 febbraio 2018

NAPOLI E 'A CAPA...

A Napoli la testa è " 'a capa." Dal latino "caput.". Le cape ‘e Napule sono tante. La prima è ‘a capafresca,  














'A capafresca è il titolare di una testa libera da pensieri faticosi e preoccupanti, sempre pronto a scherzare e guardare la parte divertente in tutto ciò che accade. Ogni occasione è buona per divertirsi. Chi tiene 'a capa fresca è straordinario come amico, padre, figlio, marito o amante. E' l'archetipo di quella leggerezza che ha reso il napoletano amabile in tutto il mondo. La capa può essere fresca solo se non lavora inutilmente con pensieri afflittivi per sé e per gli altri. Solo chi ha la capacità di affrontare imprevisti ed emergenze è veramente capafresca: non evita i problemi o li nasconde, ma sa affrontarli con tutte le sue risorse che in genere sono molte. Tutto, in lui, dai comportamenti al modo di esprimersi, al modo di pensare assume quella leggerezza che solo una mente sollevata da pensieri pesanti può consentire. Leggerezza non vuol dire superficialità: avere la capa fresca, cioè libera, è fondamentale quando si tratta di prendere decisioni importanti. Solo chi ce l'ha può valutare, scegliere, decidere in lucidità e tranquillità. In genere la capafresca appartiene a persone creative”. 

 Capafraceta (testa fradicia), si dice di chi non ricorda nulla o quasi, quindi è inaffidabile; 

Capemmerda (la traduzione è superflua), si dice di persona da cui bisogna guardarsi; 

Capapazza , si dice di persona le cui azioni sono imprevedibili; 

Cappallerta, (allerta, dal latino erectum, nasce da una espressione del linguaggio militare che significava originariamente “stare su un’altura per poter vedere in tempo l’arrivo dei nemici’ e che poi ha acquisito il significato più generico di ‘stare attenti, vigili”, dove erta che indica una salita con una forte pendenza), si dice chi sta sempre teso, per poter agire secondo gli eventi; 

Capatosta (testa dura), si dice di chi è cocciuto, per cui è difficile fargli cambiare idea; 

Capa e 'Napule… è Marianna, una testa di donna in marmo, replica di una scultura antica di epoca classica, ritrovata nel Seicento nella zona di Piazza Mercato, su cui ho già fatto un post. 

Ma quando i napoletani vogliono veramente offendere una persona, attribuendogli un po’ tutti i difetti delle singole espressioni di cui sopra, aggiungono al soggetto femminile (capa) un genitivo maschile e nasce Capecazzo!

Nessun commento:

Posta un commento