Bisognerebbe dargli un premio ai viticoltori del Vesuvio, perchè pezzetto dopo pezzetto hanno costruito un puzzle, di un paesaggio unico sulla terra"
Non è che non ti fanno vedere questa Campania, è che se ne parla poco. Eppure, il vino prodotto in quest’area è da sempre famoso. Tanti scrittori, iniziando dai latini (Plinio il Vecchio, Catone, Columella e altri) scrissero dei vini del Vesuvio. Marziale (I sec d.C.) scrisse: «Haec iuga quam Nysae colles plus Bacchus amavit» (Bacco amò queste colline piú delle native colline di Nisa); è lo stesso vino che il Chiabrera definí «Ambrosia del cielo». Arrivando a scrittori a noi piú vicini, come Curzio Malaparte che nel suo romanzo La pelle (1949) per parlare del vino del Vesuvio si riaffaccia alle tante leggende, ma conoscendo anche la realtà, a proposito di questo vino scrive: «…sfuma in soavissimi aromi di erbe selvatiche, ha il colore misterioso del fuoco infernale, il sapore della lava, dei lapilli e della cenere che seppellirono Ercolano e Pompei; bevete, amici, questo sacro antico vino».

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