Visualizzazioni totali

mercoledì 15 agosto 2018

QUANDO NON C’ERANO I DIRITTI D’AUTORE, SI “RUBAVANO” LE FAVOLE E I RE AVEVANO LA PINGUEDINE.

La favola di Cenerentola è ambientata a Napoli, fu scritta da Giambattista Basile (1566-1632) con il titolo di “La gatta Cenerentola” e pubblicata nella raccolta di favole in napoletano Lo cunto de li cunti (Il racconto dei racconti), uscita tra il 1634 e il 1636. Eppure la favola è attribuita allo scrittore francese Charles Perrault (1628 – 1703), che riprende proprio il racconto di Basile, che risulta solo la prima versione scritta di Cenerentola, perché anche Basile si rifece a sua volta ad una fiaba antichissima, forse originaria della Cina e tramandata oralmente. La Cenerentola di Perrault era dolce e sognatrice, aveva le scarpette di cristallo; quella di Basile arrivò perfino ad uccidere la matrigna e le sue scarpette erano di pelliccia. Nel tardo Ottocento i fratelli Grimm ripresero la favola, rifacendosi a quella di Perrault, ma la scarpetta di Cenerentola diventò d’oro. alcuni sostengono che Cenerentola con le sue scarpette preziose potrebbe essere stata immaginata da Giambattista Basile mentre scendeva di corsa la scalinata di Palazzo Reale, cominciata quando lo scrittore era ancora in vita, su iniziativa del Viceré Ognatte che volle per sé e per i soggiorni a Napoli del Re di Spagna Filippo III d’Asburgo una residenza spaziosa, lussuosa e confortevole, diversa dai castelli fortificati nei quali avevano vissuto i sovrani angioini e aragonesi. Palazzo Reale fu progettato dall’architetto Domenico Fontana, che realizzò una residenza in stile tardo-rinascimentale con colonne e ornamenti classici sulla facciata, un cortile centrale quadrato con portico al pian terreno e una loggia interna sui quattro lati al primo piano ma una modesta scaa a due rampe. Furono i Borbonie ad abbellirlo e a chiedere una nuova scalinata, più importante, Per volere di Iñigo Vélez de Guevara, venne costruito tra nuovo scalone in piperno, realizzato da Francesco Antonio Picchiatti: questo venne definito nel 1729 da Montesquieu come il più bello d'Europa, ed è ritratto nel dipinto di Antonio Dominici del 1790 dal titolo Scalone reale con il corteo nuziale delle principesse di Borbone. Giovanni Ansaldo, mitico direttore del quotidiano “Il Mattino”, così racconta nel 1961: “Nel Palazzo Reale, ereditato dai viceré spagnoli, e già stupendo per postura, dominante com'è il porto e il golfo, i Borbone vi fecero adornare, tra l'altro, lo scalone, ch'è il più agevole a salirsi di quanti conosco al mondo; adatto veramente per monarchi che tendevano alla pinguedine”. 

 l'immagine lo scalone reale [la figura femminile dà il senso della grandiosità del monumento]

Nessun commento:

Posta un commento