Napoli (maggiore città della Magna Graecia, risalente con un emporio dorico sull’isolotto di Megaride, al IX sec. a.C.) acquisì dapprima il greco dorico, introducendo via via il latino parlato dai militari, commercianti, coloni, amministratori di provenienza romana. Nell’Alto Medioevo la prevalenza della lingua parlata a napoli era latina, con inserti greci e intrusioni neo-bizantine Fu nel Basso Medioevo che con le dominazioni normanne, angioine, svevelil dialetto napoletano si arricchì di moltissimi neologismi che si raddoppiarono grazie al successivo arrivo di catalani e Spagnoli. Oggi possiamo affermare che “ il dialetto/idioma napoletano, cosí come unanimamente riconosciuto, è un idioma romanzo che, accanto all’italiano, correntemente parlato (non solo in Italia meridionale, ma anche all’estero tra le migliaia di emigrati che vogliono ancóra sentirsi vicini alla terra d’origine) nelle sue molteplici variazioni diatopiche; è parlato … anche in tutti quei territori che, nell’antico Regno/Reame delle Due Sicilie, costituivano il Reame al di qua del faro di Messina, laddove la lingua nazionale era appunto il napolitano, mentre il siciliano era quella del Reame al di là del faro (Sicilia)” Questa lingua volgare sostituí il latino nel 1442 nei documenti ufficiali e nelle assemblee di corte a Napoli, dall’unificazione delle Due Sicilie, per decreto di Alfonso V (Medina del Campo, 1394 – †Napoli, 27 giugno 1458); per cui si potrebbe ritenere la data del 1442 quella di nascita del napoletano.
(l'mmaigine: una rappresentazione dell'antico mercato romano a Pozzuoli, Tempio di Serapide)

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