Si dice che Raimondo di Sangro, principe e alchimista del Settecento napoletano, cercasse l’immortalità, una sfida che parte dalla trasmutazione degli oggetti per giungere alla vita perpetua. Nella sua eccentrica e poliedrica vita Raimondo le provò tutte, dai più temuto per le sue stramberie, il suo aspetto poco piacevole, per la sua abitudine di girovagare di notte e per le leggende che correvano su di lui. Nel 1739, mirando ad una nuova forma di mummificazione, inoculò un intruglio alchemico neo cadaveri di due schiavi neri, un uomo e una donna, sottratti in un cimitero. Prima, però, coprì i corpi di cera colorata eli sorrsse ad una impalcatura di ferro e spago. L’esperimento fallì, i tessuti, i muscoli e le viscere dei due morti si decomposero,,,Rimase però integro il sistema cardiocircolatorio e i resti dei due si possono ancora vedere nel Museo della Cappella Sansevero. Una curiosità: quando il museo non era ancora famoso e per visitarlo bisognava chiedere ad un custode di aprirlo, io che insegnavo in via tribunali, lo visitai e ricordo bene che sul ventre della donna era poggiato un piccolo groviglio di rete cardiocircolatorie che il custode mi spiegò fosse il feto di un bimbo che la donna attendeva. Il feto ora non c’è più.
(l’immagine: le teche con di due corpi, a sinistra la donna, a destra l’uomo)

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