Maria Amelia era figlia di Ferdinando IV re delle Due Sicilie e di Maria Carolina d’Austria. Amelia non era bella: alta e magra, con i capelli chiari, occhi blu piccoli e denti irregolari, ma era una persona con la testa sulle spalle, aveva un'aria distinta e un'espressione piacevole.
Di lei s'innamorò il cugino, l'arciduca Antonio, destinato alla carriera ecclesiastica. La madre Carolina le disse che se i suoi sentimenti erano autentici avrebbe intercesso presso l'imperatore ma Amelia preferì rifiutare. Un altro pretendente si era fatto avanti, il principe della Asturie, ma fu deciso che la sorella Antonietta avrebbe preso il suo posto.
Un terzo partito le fu proposto da Napoleone Bonaparte che sperava di accasarla col figliastro Eugene Beauharnais. La regina Carolina rifiutò con sdegno un tale connubio.
Amelia fu costretta ad abbandonare la sua patria all'età di 18 anni e trascorse i successivi anni balzando da varie residenze reali per sfuggire ai tempi turbolenti in Italia.
Sposò a Palermo Filippo d’Orléans, il futuro re di Francia col nome di Luigi Filippo, e divenne così regina dei Francesi. Ma prima della salita di Luigi Filippo al potere, Maria Amalia e suo marito avevano dovuto affrontare problemi finanziari, dovuti al fatto che non avevano alcun reddito, a parte quello che avevano ricevuto dalla corona inglese, e di questo rimase traccia nei suoi comportamenti.
Ebbe otto figli ai quali diede un’educazione saggia come quella che aveva ricevuta dalla madre e liberale come quella ricevuta dal padre.
Da buona principessa napoletana era bravissima in cucina e tradizionalmente affezionata ai maccheroni conditi con il ragù, sontuosità indimenticabile del tempo antico. Luigi Filippo divideva con lei la passione per i maccheroni.
I pranzi, alla Corte di Luigi Filippo, avevano un tono di tale semplice familiarità, da scandalizzare la fiera aristocrazia francese. La regina stessa non disdegnava di mettere le mani in pasta, per preparare i “maccheroni alla napoletana” e consigliava anche i suoi ospiti sul modo di condirli: “Mettete ancora un po' di Parmigiano… E sul Parmigiano si deve assolutamente ancora mettere del sugo”. Insisteva: nuovamente “Prendetene ancora, sono buoni”. Tutta l'etichetta si era così disciolta in un’aria di brava gente, ed i maccheroni erano diventati una maniera indubbia per conoscere la fedeltà dei cortigiani al re borghese.
Assaggiare, accettare, riprendere dei maccheroni preparati dalle belle mani della Sovrana napoletana, voleva dire non essere assolutamente intransigenti e non legarsi nel legittimismo di Carlo X. Pure i maccheroni giocavano, allora, come del resto in altri casi, un ruolo politico.

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