Il significato è facile: la persona sprucida ha pochi contatti con il mondo, tratta tutti con arroganza, mostrandosi spigolosa negli atteggiamenti e nelle parole. Un napoletano raramente si mostra sprezzante nei rapporti con gli altri, ma quando lo fa, lo sa fare!
Il problema è l'etimologia: alcuni lo ritengono un termine di derivazione medievale, io propendo dal latino pretium con l’aggiunta di ua “s” privativa, come le parole italiane sprezzo e disprezzo, con le quali condivide il senso di alterigia, che accomuna gli sprucidi a chi disprezza gli altri. Ma il significato di sprucido è molto più ampio ed esce in tutta la sua complessità in questo giudizio su Eduardo di Gianpaolo Santoro:
“Eduardo era un uomo solo. Molto severo, molto rigoroso, soprattutto con se stesso. Una vita all’insegna del rigore e alla ricerca ostinata ed esasperata del perfezionismo. “Il gelo -disse – è sempre stato lo stile della mia vita. Solo con il gelo si può fare autenticamente teatro.” Una forma di misantropia fondata sul disgusto e il disprezzo di un malcelato senso della vita. Sprucido, scorbutico, scostante, per molti una burbera “canaglia”. Eppure lontano dalle scene era un uomo dolcissimo. Amava moltissimo gli animali, aveva un rapporto molto particolare con i gatti. Quando si sposò con la prima moglie, l’americana Dorothy Pennington, ne aveva diciotto, di gatti. E quando viveva a Parco Grifeo, in una piccola casa mentre scriveva Filumena Marturano e non sapeva come andare avanti dopo il primo atto, una gatta gli entrò dalla finestra, di notte, e gli andò a dormire sulla scrivania, sopra i fogli, sul manoscritto, fra carte e appunti, trasmettendogli una forza strana e misteriosa, muta, intensa: l’ispirazione.

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