In una prima lettera che Leopold Mozart, padre del grande Amadeus, invia da Napoli a Salisburgo alla moglie Anna Maria il 19 maggio 1770, si racconta dell’arrivo con il figlio a Napoli, della vista al Ministro Tanucci a Portici, dei loro abiti con galloni. Il “divino” musicista ha appena 14 anni e solo 5 giorni prima è giunto in compagnia del padre nella città dell Vesuvio fumante”, come amava definirla, i occasione di un ampio tour di 15 mesi che toccò le più importanti città italiane fra concerti per la nobiltà ed esibizioni pubbliche che strabiliarono l’uditorio. …Ciò che più contò per lui e per la sua maturazione artistica fu il contatto con l’ambiente musicale italiano – soprattutto quello dei compositori della grande Scuola Napoletana, in questo periodo al culmine del suo successo internazionale – che grande influenza avrebbe esercitato sulla sua musica. L’ ‘immagine’ di questo soggiorno napoletano è innanzitutto quella evocata dalle numerose lettere che padre e figlio inviarono ai familiari, ricche di aneddoti curiosi sul loro viaggio: Amadeus amava camminare per i vicoli sorpreso dalla vivacità delle voci e dei gesti dei mangiatori di “maccaroni”, e sconvolto dal grado di superstizione del popolo. Notò con curiosità la compagnia dei nobili sul lungomare di piazza Mercato, suonò presso il Conservatorio della Pietà de’ Turchini (durante questa esibizione, qualcuno attribuì all’anello che portava al dito le sue strabilianti capacità musicali, ma Mozart se lo tolse e riprese a suonare, dimostrando che il suo talento non derivava da alcun talismano) e nella Cappella Palatina di Portici, fu in platea al Teatro San Ferdinando e al Regio Teatro di San Carlo e restò affascinato dall’opera buffa di Paisiello e Cimarosa, oltre che influenzato dalla produzione letteraria di Jacopo Sannazaro… Padre e figlio tennero un concerto il 28 maggio e assistettero alla prima rappresentazione dell’opera Armida abbandonata di Niccolò Jommelli presso il Teatro di San Carlo. Il giovanissimo Amadeus apprezzò i musicisti ‘napoletani’ più innovativi come Traetta, Cafaro, Ciccio de Majo, e soprattutto Giovanni Paisiello dal quale apprese i nuovi mezzi espressivi e l’uso drammatico-psicologico degli strumenti”. Nel suo soggiorno nella città e i suoi dintorni Amadeus riportò un’impressione indelebile da una gita sul Vesuvio, vide gli scavi di Pompei e le terme romane di Baia e restò abbagliato da Ercolano così come dalla tomba di Virgilio, adorò il lago di Fusaro e la Casina del Vanvitelli. Padre e figlio partirono con la carrozza postale per Roma il 25 giugno. Ormai
quasi introvabile è infine il volume di Lucio Pironti Una vacanza di Mozart a Napoli, edito nel 1974 dall’editore Tullio Pironti che testimonia il sentimento espresso più volte dal grande musicista: “ Chi, avendo visto l’Italia una volta, non la ricorda per tutta la vita? E specialmente Napoli…” Quasi certamente in occasione della visita a Palazzo Sessa, i due Mozart conobbero un giovane amico di Hamilton, il musicofilo clavicembalista Kenneth Mackenzie, Lord Fortrose, Da questi invitati nel suo appartamento napoletano per un’altra serata musicale, il pittore Fabris dipinse la scena che è oggetto dell’immagine allegata: Fabris che ritrae, i due Mozart – al clavicembalo e alla spinetta ‘ottavina’ triangolare, Lord Fortrose raffigurato al centro della scena in piedi e di spalle, con il violinista Pugnani a destra (con gli occhiali) e a sinistra sir William Hamilton concentrato anch’egli a suonare il violino

Nessun commento:
Posta un commento