Visualizzazioni totali

martedì 24 aprile 2018

DA DUE GIORNI A PIAZZA DEL GESU'

Street art per “‘O Barone”. Un murale a piazza del Gesù per l’indimenticato clochard partenopeo, qui ritratto da un ragazzo del “Collettivo Fx”, col volto leggermente corrucciato, dai lineamenti bianchi e neri che nascondono i grandi occhi azzurri. E, immancabili, il suo eterno berretto in testa e la sigaretta semi accesa. Antonio, il senzatetto da tutti ribattezzato “‘O Barone”, se n’è andato poco più di un anno e mezzo fa in una fredda notte di marzo 2014. Era una delle tante anime solitarie e dimenticate dei decumani. Solo, ma conosciuto e aiutato da molti abitanti e avventori di piazza San Pietro a Majella, via Tribunali, o Benedetto Croce. Un po’ filosofo, un po’ alticcio, il “Barone” salutava tutti con fare un po’ burbero, ma mai minaccioso. Chiedeva qualche spicciolo o una cicca, in cambio di una massima. Parlava un po’ di sé, un po’ della sua vita, tutt'ora poco conosciuta. Pare fosse originario di Chiaia, figlio di una famiglia umile ma onesta e che, da ragazzo, abbia perso salute e senno per un tuffo spericolato dal Palazzo degli Spiriti a Posillipo. Da allora ha vissuto per strada. Ancora oggi, ai piedi dell’obelisco di piazza San Domenico, a volte si ritrova una sua foto con allegato un pensiero da parte di chi lo conosceva. La sua storia, così come quella di Gregorz Och (altro homeless che morì in solitudine la sua stessa notte) e quella di Rosaria (la “signora di piazza Bellini”, scomparsa lo scorso settembre) è ancora viva nel centro storico. Ed è qui che inizia il lavoro del Collettivo Fx. Il gruppo di street artist con base a Reggio Emilia, sta infatti portando aventi in dieci città d’Italia un progetto dal titolo eloquente, ispirato a un celebre brano di De André: “Dietro ogni matto c’è un villaggio”. Gli artisti, in pratica esplorano un determinato luogo o borgo, ne apprendono le storie, ne conoscono i personaggi e, a fine percorso, dipingono il cosiddetto “matto del posto”. Non per scherno o ironia, tutt’altro. Il motivo è ricordarne la figura, positiva o negativa che sia (o sia stata) ad una comunità. Da Pesaro a Jesi, fino a Cesena e Roma: questo sabato, il progetto ha toccato Napoli. E ha scelto, come protagonista, ‘O barone. Un disegno per riunire gli altri invisibili della città. Un ritratto per chi ha conosciuto Antonio, per chi l’ha aiutato, per chi l’ha evitato. La sua realizzazione ha visto la consulenza di Federica Belmonte, storica dell’arte napoletana, esperta di street art. Anche Giancarlo De Maio, giovane proprietario ed editore della libreria “Dante & Descartes” (che conosceva ‘O Barone) ha collaborato alla sua composizione. Il disegno è su una parete che delimita le impalcature dei lavori in corso di un palazzo adiacente. E’ quindi removibile. “Speriamo - dicono i realizzatori del progetto - che non vada perduto, o che resti ai proprietari della libreria che ci hanno dato la loro massima disponibilità”.













Una sua foto....

Nessun commento:

Posta un commento