"Quando nel 1880 Vittorio Emanuele, principe di Napoli, assunse il comando del 1° Reggimento Fanteria a san Potito e si stabilì a Palazzo Reale...Napoli, anche senza la grande prata costituita oggi da via Partenope e dallo sviluppo dei quartierì borghesi, era, socialmente, una grande capitale. I confini del reame erano scomparsi da tutti gli atlanti geografici, ma permanevano ancora nel costume, perché ancora tutte le provincie del Mezzogiorno continentale guardavano a Napoli come al centro e al modello di ogni forma di vita, do ogni sapienza e ogni eleganza. Lo stesso movimento dell'emigrazione che stava assumendo l'aspetto di fenomeno di massa, convogliando verso Napoli torme sempre più fitte di "cafoni" destinati ad imbarcarsi all'Immacolatella, contribuiva alla fama di Napoli capitale, perlomeno capitale della speranza"
Per l'etimologia di cafone, molte le ipotesi: da una parola di origine osca, kafare (zappare), col significato di uomo incolto e villano (Cicerone); dal greco: skaphèus, collaterale di skapaneus= contadino, zappatore (Carlo Iandolo); dal fatto che gli abitanti dell’entroterra erano definiti “cafune” perché, giungendo in città, vi camminavano legati gli uni agli altri con una fune per evitare di sperdersi (leggenda metropolitana); abitanti dell’entroterra che arrivavano con i carretti e si aiutavano con robuste funi a salire e scendere dagli stessi, per cui erano indicati con la locuzione “chille cu ‘a fune o chille c’’a fune “ id est: quelli con la fune. Da c’’a fune a cafune il passo è breve e d è ipotizzabile che con esso termine si indicassero tutti gli abitanti dell’entroterra o della più remota provincia
L'immagine: una bellissima stampa di Napoli vista da Mergellina, proprio del 1880

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