Il primo libro di cucina è stato scritto a Napoli all'inizio del 300, da un cortigiano di Re Carlo 2° D'Angiò in lingua latina "Liber de Coquina" IL CINQUECENTO: Napoli era una città celebre per i suoi gusti e cibi raffinati. La tavola apparecchiata alla maniera napoletana privilegiava di vari piatti. Dalle verdure al pesce che era pregiato ed abbondante e veniva cucinato in varie maniere. IL SEICENTO: Il cibo era occasione di incontro e confronto tra ricchi e poveri. Era l'ossessione delle folle di poveri che vivevano nelle piazze. Era il ritornello delle maschere nei teatri e nelle strade della città. Pulcinella la nostra celebre maschera era sempre affamato. Dall'America in questi anni arrivarono pomodori, patate, melanzane, peperoni, fagioli, diventando subito gli elementi chiave, i più importanti della cucina partenopea. IL SETTECENTO E IL GUSTO FRANCESE: I vecchi piatti apparivano troppo grevi per l'età illuminista. Marie Antonin Carme fissava alla data del trattato di Utrecht 1713 il cambiamento del gusto. La nuova tavola alla francese aveva poco cibo nei piatti, molte portate e molte salse. Era il "secolo del lusso" . Questa moda si diffuse man mano in tutta Europa compresa l'Italia. Il Regno di Napoli, divenne luogo di confronto delle grandi cucine europee, dopo il matrimonio tra Ferdinando 4° di Borbone, re di Napoli, e Maria Carolina d'Austria. La regina impose il gusto francese e così varie pietanze napoletane presero il nome alla francese come: Ragù, Gattò e Crocchè . L'OTTOCENTO: Nell'ottocento la cucina borghese individuava alcuni piatti che diventavano la base di una nuova cucina napoletana e parte dell'immagine di Napoli. L'Ottocento è stato un secolo dove pittori, cronisti, letterati e poeti hanno descritto con abbondanza la cucina napoletana soprattutto quella popolare e di strada. Nel 1833, Ferdinando 2° di Borbone, inaugurava il primo stabilimento per la fabbricazione della pasta. L'OTTOCENTO ED IPPOLITO CAVALCANTI: Nel 1837, Ippolito Cavalcanti, duca di Buonvicino (1787- 1860), scriveva "Cucina teorico pratica", nella seconda edizione vi aggiunse un'appendice intitolata: "Cucina Casarinola co la lengua napolitana" (Napoli 1839) in dialetto napoletano per far si che pure il popolo capisse questo libro. Cavalcanti segnava la tendenza dei gusti nazionali e locali a circolare sulle nuove vie di comunicazione e a perdere le loro caratteristiche. IL NOVECENTO: Il novecento è un secolo di profondi cambiamenti nella cucina napoletana, talvolta, come molte cucine regionali, da i nuovi modi di mangiare nelle metropoli . Della cucina napoletana sono sopravvissuti alcuni piatti che vanno considerati capolavori del gusto e sono gustabili solo a Napoli e nel sud Italia. E' consigliabile che il "non napoletano" tenti di assaggiare le specialità di questa magnifica città, e il napoletano ne conservi la memoria.

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