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martedì 13 febbraio 2018

Napoli è stata la città italiana maggiormente danneggiata dai bombardamenti durante il secondo conflitto mondiale.


Porto principale verso l’Africa e capolinea delle rotte marittime verso la Libia, Napoli e le sue zone limitrofe ospitavano industrie di interesse strategico, sia civili che militari come il silurificio di Baia, le officine Avio di Pomigliano,i Cantieri Navali, le industrie della zona di Poggioreale, l’ILVA di Bagnoli ed innumerevoli altre. Ben 24.000 bombe furono sganciate in 130 incursioni che provocarono 22.000 morti e distrussero 252.000 vani, pari al quaranta per cento del patrimonio abitativo della città. 

 Via Toledo dopo un bombardamento 

 Il bilancio non fu definitivo, perché nel dopoguerra gli edifici continuarono a crollare fino alla fine degli agli anni ’50; dissesti e voragini si verificarono nel sottosuolo che era stato sconvolto dagli scoppi che ne avevano modificato in peggio l’assetto idrogeologico. Alcune zone della città sono state ricostruite solo alla fine degli anni ’80: la strada di via Marina, la zona portuale, è stata interamente riaperta al traffico nei primi anni ’90 ed è tuttora in atto la ricostruzione di palazzi diroccati dai bombardamenti. Ancora oggi, secolo XXI, in alcuni quartieri popolari restano cicatrici indelebili dei bombardamenti e la memoria si perpetua nelle lapidi recanti i nomi dei cittadini inermi periti nelle incursioni.

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