Quando Carlo di Borbone, nel 1734, cambiò l'assetto politico del Regno, costituendo uno stato autonomo dopo secoli di viceregno, volle conferire adeguato prestigio alla capitale. Allora, seguendo l'esempio dei Medici (visitò nel 1732 l'Opificio delle Pietre Dure e forse anche l'Arazzeria di Firenze), decise di fondare a Napoli delle manifatture artistiche in linea con il gusto europeo. La più celebre è la Fabbrica di Porcellane di Capodimonte, fondata nel 1740 e chiusa nel 1759, quando il sovrano partì per la Spagna. Ben diversa fu la fabbrica di vetri e cristalli di Castellammare, attiva dal 1746 al 1748, che non produsse lavori artistici, ma oggetti d'uso comune. Lo scopo era puramente imprenditoriale, cioé mirava a produrre lastre e cristalli ad un prezzo inferiore rispetto alle manifatture veneziane. Per questa ragione, sin dal 1743 fu chiamata a Napoli, segretamente, una compagnia di vetrai muranesi. Fallita in breve tempo questa fabbrica, Carlo di Borbone continuò ad incentivare la presenza di artigiani capaci di lavorare il vetro.
Il re voleva non solo costruire il proprio prestigio, ma anche sviluppare l'artigianato locale ed imprimere una svolta sociale ed economica nel Mezzogiorno attraverso la fondazione di nuove manifatture. Per questa ragione, le porcellane di Capodimonte erano fabbricate solo con materie reperite nelle province del Regno ed erano vendute al pubblico tramite una fiera estiva in Largo di Palazzo. Grazie a Carlo, l'artigianato meridionale superò il modello di organizzazione in botteghe e si adeguò al nuovo sistema delle manifatture.

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