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martedì 13 febbraio 2018
Ma il napoletano è una lingua o un dialetto ?
Sembra che non ci sia concordanza di opinioni al riguardo. Ad esempio, per l’UNESCO sì: il napoletano è una lingua a tutti gli effetti (almeno quella letteraria standardizzata). Per lo stato italiano, invece, no; e questo nonostante sia seconda solo all’italiano stesso per diffusione tra quelle parlate nella penisola. E nonostante abbia una letteraturapropria a firma di prestigiosi autori di riconosciuto livello intellettuale: si pensi ad esempio alle opere di Salvatore di Giacomo, Ferdinando Russo, Raffaele Viviani, Eduardo de Filippo nel campo della poesia e del teatro. In realtà i linguisti non hanno neppure trovato punto d’incontro su cosa distingua una lingua da un dialetto. Stando all’affermazione del linguista tedesco Max Weinreich (22/04/1894 – 29 /01/1969) secondo il quale “una lingua altro non è che un dialetto con un esercito ed una marina” la discriminante sarebbe principalmente di tipo politico; cosa che richiamerebbe alla mente gli effetti in termini di poteri nord-sud derivanti dall’unità d’Italia (ma questa è un’altra storia). Lingua o dialetto, il napoletano è un patrimonio da difendere. L’allarme sul rischio di estinzione di questo splendido idioma è stato lanciato proprio dall’UNESCO. Perché se è vero che il napoletano viene diffusamente parlato ancora oggi è anche vero che esso va sempre più degradandosi e disgregandosi in una molteplicità di variazioni.Il motivo principale per cui la lingua napoletana è andata sempre più degradando, è dovuto alla mancanza di qualsiasi tipo di insegnamento sia privato che istituzionalizzato, essendo trasmessa solo “oralmente” e non “accademicamente”. In tutte le scuole locali si studia l’Italiano e l’inglese ma non il Napoletano. Il mancato insegnamento ha portato le nuove generazioni a conoscere pochissimo sulla lingua “originale” scritta, e a contaminare la lingua parlata con slang giovanili, stravolgendo alcuni vocaboli e abbandonandone altri.
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