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martedì 20 febbraio 2018

Ferdinando II, che conosceva alla perfezione la lingua francese, si esprimeva abitualmente in lingua napoletana e siciliana, ad alta voce, affinchè tutti potessero ascoltarlo e comprenderlo.

Ovviamente le due lingue erano usate con reciprocità da tutti: in privato come a corte, tra gli ufficiali e tra i popolani. Era una manifestazione di napoletanità che si estendeva ai gusti. Tutto doveva essere napoletano. I sigari, sua costante passione, erano anch'essi rigorosamente napoletani. Si può, perciò, dire che Ferdinando II fu un principe napoletano in tutto incarnando la figura del pater familiare meridionale ottocentesco. La sua tavola non aveva nulla di sfarzoso: era simile a quella di un qualsiasi benestante napoletano del tempo. Il piatto tipico era rappresentato dai maccheroni. Ghiotto di baccalà, gustava il soffritto e la caponata. Vero cultore della cipolla cruda, ne mangiava ogni giorno convinto delle sue proprietà benefiche. Amante della pizza, aveva fatto costruire un forno a legna nel parco reale di Capodimonte da Domenico Testa, il figlio del più celebre pizzaiolo che aveva fatta fortuna ai tempi di suo nonno, il re Ferdinando I.

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