Nel 1597, durante il viceregno del Conte di Olivares Enrique de Guzmán, il popolo che non intendeva più fare lunghi giri per entrare in città, praticò abusivamente (analogamente a quanto avvenne per Port’Alba) un’apertura posticcia (in napoletano pertuso) nell’antica muraglia angioina, in modo tale da agevolare il passaggio di coloro che provenivano dalla zona collinare, i quali per entrare in città, dovevano giungere fino alla Porta dello Spirito Santo.
La popolazione era aumentata, il territorio aveva la necessità di ampliarsi e le mura iniziavano ad essere una limitazione per quello che riguardava gli spostamenti immediati della cittadinanza. Al ché il popolo finiva con aprire autonomamente degli ingressi anche senza autorizzazione.
Nel 1640 Cosimo Fanzago, incaricato dal viceré Duca di Medina, provvide a realizzare la porta, ai cui lavori collaborò anche Bartolomeo Picchiatti, regolarizzando il pertuso aperto. Per tale motivo la porta, che fu dedicata al viceré, continuò ad essere appellata dal popolo Porta Pertuso.

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