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lunedì 3 luglio 2017

Perché l'orso dondola quando cammina..

Nei primi giorni della Creazione nessuno sapeva cosa fare del sole. Sorgeva e splendeva a lungo, poi se ne andava via per tanto tempo e tutto diventava buio. Gli animali diurni, naturalmente, volevano che il sole splendesse sempre, in modo da poter vivere senza essere interrotti dal buio. Gli animali notturni, invece, volevano che il sole se ne andasse per sempre per poter vivere come preferivano. Alla fine si radunarono per affrontare la questione. Anziano Coyote disse: "Vediamo cosa si può fare riguardo al sole. Una parte di noi dovrebbe averlo, mentre l'altra parte dovrebbe liberarsi di lui". "Come faremo?" domandò la Muscicapra dalla Coda a Forbice. "Nessuno può dire al sole cosa deve fare. Egli è più potente di chiunque altro al mondo." "Perché non proviamo il gioco della mano?" chiese Orso. "Chi vince può tenere il sole o gettarlo via a suo piacimento." Allora presero le ossa da nascondere e ritrovare nelle mani, presero i bastoncini di piume di corvo che servivano ai partecipanti per indicare e presero venti bastoncini di sanguinello dipinti perché gli arbitri tenessero il conteggio. Coyote era l'arbitro del giorno e Gufo della notte. Gli arbitri presero una pietra piatta come una tavola e vi disposero i bastoncini per contare. Poi le due squadre si avvicinarono e si disposero l'una di fronte l'altra, con gli arbitri e la pietra piatta lateralmente, fra le due squadre. Fu un gioco della mano molto lungo. La squadra del giorno tenne per prima le ossa ed era così veloce ed abile nel passarle da una mano all'altra dietro la schiena e nell'agitarle davanti al viso dei concorrenti che sembrava avrebbe vinto sicuramente. Poi Talpa, che stava giocando per la squadra della notte, prese sia Coda-a-Forbice che Falco in un sol colpo e le ossa passarono alla squadra della notte, poi cominciarono ad indovinare quelli del giorno. Il tempo trascorreva e la fortuna andava e veniva e sembrava che ogni squadra stesse per vincere sull'altra. Il tempo trascorreva e la fortuna cambiò di nuovo e la squadra vincente divenne quella perdente. Il gioco continuò a lungo. Infine, il sole, che attendeva dall'altra parte del mondo per sapere che cosa gli sarebbe successo, si stancò di tutto questo. Il gioco fu così lungo che anche Orso si stancò. Gio­cava per la squadra della notte, gli vennero i crampi a stare seduto sul ceppo e le sue gambe cominciarono a fargli male. Orso si tolse i mocassini per riposarsi i piedi ma il gioco continuò a lungo. Infine il sole si era così annoiato che decise di andare a vedere di persona cosa stesse succedendo. Sbadigliò, si stiracchiò, scivolò fuori dal letto dall'altra parte del mon­do. Cominciò a salire la scala fatta da un ceppo dentellato e giunse in cima per scoprire cosa succedeva. Mentre il sole saliva la luce diveniva più intensa e il popolo della notte cominciò ad impaurirsi. I giocatori erano ancora pari, nessuno aveva vinto ma il sole si avvicinava sempre di più e gli animali della notte dovet­tero fuggire. Orso si alzò con tale fretta che mise il piede destro nel mocassino sinistro e quello sinistro nel mocassino destro. Il sole era alto, ora, e tutti gli animali della notte se n'erano andati. Orso li seguì più velocemente possibile con i suoi mocassini sbagliati, vacillando e dondolando da una parte e dall'altra gridando: "Aspet­tatemi! Aspettatemi!". Ma nessuno si fermò o aspettò Orso che, da allora, fino ai giorni nostri dovette continuare a camminare dondolando. Dato che nessuno vinse al gioco, da allora il giorno e la notte fecero i turni. Ognuno aveva lo stesso tempo per uscire e vivere la propria vita nel modo che voleva, come tutti gli altri.

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