Kumokums viveva da solo vicino al Fiume Sprague e cominciò ad essere malinconico. Chiamò tutti gli animali per parlar loro, “Costruiamo un villaggio qui” disse Kumokums “in cui possiamo vivere tutti insieme.” Agli animali piacque l'idea del villaggio, ma ad alcuni non piaceva il luogo. "Qui è troppo freddo e l'erba è ispida" osservò il cervo. "Credo che dovremmo andare a Yainax." “Mi piace il freddo” li informò Orso. " È il momento in cui posso raggomitolarmi e dormire quanto voglio. Io preferirei stare qui." Quindi esaminarono il problema senza mai litigare veramente e, infine, Kumokums si stancò di tutto quel parlare. “Ascoltatemi” disse. “Io ho indetto questo consiglio e sono il capo. Avremo due villaggi. In estate vivremo tutti a Yainax e in inverno staremo qui sul Fiume Sprague. Allora tutti saranno contenti.” “Quanto è lunga l'estate e quanto l'inverno?” chiese Istrice. “Dovremmo dividere l'anno” disse Kumokums. “Ogni stagione può essere lunga sei lune." Ma ci sono tredici lune in un anno" obiettò Istrice. Che cosa farai con quella che avanza?" “La possiamo tagliare" decise Kumokums "e usarne una metà in estate e una metà in inverno, per spostarci." Tutti furono d'accordo che quello era un buon piano e lo avrebbero accettato. Era estate, allora, a metà della Luna "Quando Canta la Strolaga" e tutti si prepararono e partirono per Yainax. Kumokums e gli animali vissero felici per molti anni spostandosi fra i loro villaggi invernali ed estivi. Erano tutti così felici, ben nutriti e soddisfatti che cominciarono a nascere troppi bambini. Istrice, finalmente, prese in mano la situazione e andò a parlare con Kumokums. "Kumokums," gli disse, "ci sono troppe persone qui. I nostri anziani stanno morendo ad uno ad uno ma nonostante ciò c'è troppa gente. Sappiamo tutti che quando si muore si va in una terra al di là e se si è stati buoni si sarà felici. Bene, in questo villaggio sono tutti ben provvisti di cibo e soddisfatti, quindi sono stati buoni. Perché non farli andare nella Terra dei Morti, così possono essere felici là?" Kumokums si sedette e riflette a lungo. Poi disse: "Credo tu abbia ragione. La gente dovrebbe lasciare questa terra per sempre quando muore. Il capo della Terra dei Morti è un buon uomo e saranno felici nel suo villaggio". "Sono lieto che la pensi così" disse Istrice, e se ne andò tutto dondolante. Cinque giorni dopo Kumokums di ritorno da pesca lungo il Fiume Sprague sentì un pianto nella sua casa. Gettò a terra quel che aveva pescato e si precipitò alla porta sul tetto di casa. Scese dalla scala a pioli attraverso l'apertura per il fumo. Sua figlia giaceva per terra e le sue mogli le erano attorno torcendosi le mani e piangendo. "Cos'è successo? Che cos'ha?" gridò Kumokums. Amava tantissimo sua figlia. "Ci ha lasciati" urlarono le mogli "è andata nella Terra dei Morti." "No! Non può fare questo!" esclamò Kumokums, e le accarezzò la testa chiamandola per nome. “Ritorna da me” Kumokums la supplicò. "Rimani con noi nei nostri villaggi." Kumokums mandò sua moglie a chiamare il più potente uomo di medicina. Cantarono e pregarono sul corpo della ragazza ma nessuno riuscì a riportarla in vita. Infine Istrice giunse, dondolandosi, scendendo dalla scala a pioli attraverso l'apertura per il fumo. "Kumokums," disse "questo è come hai detto che dovrebbe essere. Sei stato tu a portare la morte nel mondo per tutti. Ora devi soffrire come tutti gli altri". "Non c'è un modo per riportarla in vita?" invocò lokums. "Esiste un modo" disse Istrice, e Orso, che è saggio quanto Istrice, annuì con la testa. "C'è un modo ma è difficile e pericoloso. Tu stesso devi andare nella Terra dei Morti e chiedere al suo capo, che è tuo amico, di ridarti tua figlia." "Non importa quanto sarà difficile o pericoloso, lo voglio fare" Kumokums li assicurò. Si sdraiò sul lato opposto della casa e mandò il suo spirito fuori dal corpo, via, via, verso la Terra dei Morti. "Cosa vuoi e per chi vieni?" chiese il capo. Era uno scheletro e anche tutte le persone nel suo villaggio erano scheletri. "Sono venuto per riportare a casa mia figlia" rispose lokums. "La amo molto e la voglio con me ma non la vedo qui." "E qui" rispose il capo della Terra dei Morti. "Anch'io la amo. L'ho portata a casa mia perché sia mia figlia." Voltò la testa e chiamò: "Esci, figlia" e uno scheletro di ragazza giovane uscì dall'apertura del tetto. "Eccola" disse il capo della Terra dei Morti. "Pensi che la riconosceresti ora, o la vorresti nel tuo villaggio così com'è?" "Comunque sia, è mia figlia e la voglio" disse Kumokums. "Sei un uomo coraggioso" osservò il capo della Terra dei Morti. "Nessun altro che sia mai stato qui è stato in grado di dirlo. Ridartela e farla tornare nella Terra dei Vivi non sarà un'impresa facile. Dovrai fare esattamente come ti dico." "Farò tutto ciò che dirai" promise solennemente Kumokums. "Allora ascoltami attentamente" disse il capo della Terra dei Morti. "Prendi tua figlia per mano e falla camminare alle tue spalle. Cammina diritto verso casa tua. Potrai premere la sua mano quattro volte e diventerà più calda e più rotonda. Quando arriverai al villaggio sarà di nuovo se stessa. Ma qualsiasi cosa tu faccia, mi raccomando, non voltarti. Se lo farai tua figlia tornerà da me." "Farò come tu dici" promise Kumokums. Kumokums tese la mano dietro la schiena e sentì le ossa delle dita di sua figlia che lo tenevano stretto. Insieme si incamminarono verso il loro villaggio. Kumokums era davanti. Si fermò una volta e premette la mano di sua figlia. Subito la mano si ricoprì di un po' di carne e il cuore di Kumokums, appesantito dalla morte della figlia, cominciò a farsi più leggero. Kumokums si fermò quattro volte e premette la mano della figlia. Ogni volta era più calda, più consistente e più viva nella sua mano. Il villaggio era davanti a loro, stavano lasciando la Terra dei Morti per entrare nella Terra dei Vivi. Erano molto vicini e Kumokums decise che erano fuori pericolo. Si voltò a guardare sua figlia. Per un attimo un mucchio di ossa si sparsero sulla terra e poi scomparvero. A casa, Kumokums riaprì gli occhi. “Te l'avevo detto che sarebbe stato difficile e pericoloso” gli ricordò Istrice. “D'ora in poi ci sarà sempre la morte nel mondo."
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lunedì 3 luglio 2017
Come la morte venne nel mondo....
Modoc-
Kumokums viveva da solo vicino al Fiume Sprague e cominciò ad essere malinconico. Chiamò tutti gli animali per parlar loro, “Costruiamo un villaggio qui” disse Kumokums “in cui possiamo vivere tutti insieme.” Agli animali piacque l'idea del villaggio, ma ad alcuni non piaceva il luogo. "Qui è troppo freddo e l'erba è ispida" osservò il cervo. "Credo che dovremmo andare a Yainax." “Mi piace il freddo” li informò Orso. " È il momento in cui posso raggomitolarmi e dormire quanto voglio. Io preferirei stare qui." Quindi esaminarono il problema senza mai litigare veramente e, infine, Kumokums si stancò di tutto quel parlare. “Ascoltatemi” disse. “Io ho indetto questo consiglio e sono il capo. Avremo due villaggi. In estate vivremo tutti a Yainax e in inverno staremo qui sul Fiume Sprague. Allora tutti saranno contenti.” “Quanto è lunga l'estate e quanto l'inverno?” chiese Istrice. “Dovremmo dividere l'anno” disse Kumokums. “Ogni stagione può essere lunga sei lune." Ma ci sono tredici lune in un anno" obiettò Istrice. Che cosa farai con quella che avanza?" “La possiamo tagliare" decise Kumokums "e usarne una metà in estate e una metà in inverno, per spostarci." Tutti furono d'accordo che quello era un buon piano e lo avrebbero accettato. Era estate, allora, a metà della Luna "Quando Canta la Strolaga" e tutti si prepararono e partirono per Yainax. Kumokums e gli animali vissero felici per molti anni spostandosi fra i loro villaggi invernali ed estivi. Erano tutti così felici, ben nutriti e soddisfatti che cominciarono a nascere troppi bambini. Istrice, finalmente, prese in mano la situazione e andò a parlare con Kumokums. "Kumokums," gli disse, "ci sono troppe persone qui. I nostri anziani stanno morendo ad uno ad uno ma nonostante ciò c'è troppa gente. Sappiamo tutti che quando si muore si va in una terra al di là e se si è stati buoni si sarà felici. Bene, in questo villaggio sono tutti ben provvisti di cibo e soddisfatti, quindi sono stati buoni. Perché non farli andare nella Terra dei Morti, così possono essere felici là?" Kumokums si sedette e riflette a lungo. Poi disse: "Credo tu abbia ragione. La gente dovrebbe lasciare questa terra per sempre quando muore. Il capo della Terra dei Morti è un buon uomo e saranno felici nel suo villaggio". "Sono lieto che la pensi così" disse Istrice, e se ne andò tutto dondolante. Cinque giorni dopo Kumokums di ritorno da pesca lungo il Fiume Sprague sentì un pianto nella sua casa. Gettò a terra quel che aveva pescato e si precipitò alla porta sul tetto di casa. Scese dalla scala a pioli attraverso l'apertura per il fumo. Sua figlia giaceva per terra e le sue mogli le erano attorno torcendosi le mani e piangendo. "Cos'è successo? Che cos'ha?" gridò Kumokums. Amava tantissimo sua figlia. "Ci ha lasciati" urlarono le mogli "è andata nella Terra dei Morti." "No! Non può fare questo!" esclamò Kumokums, e le accarezzò la testa chiamandola per nome. “Ritorna da me” Kumokums la supplicò. "Rimani con noi nei nostri villaggi." Kumokums mandò sua moglie a chiamare il più potente uomo di medicina. Cantarono e pregarono sul corpo della ragazza ma nessuno riuscì a riportarla in vita. Infine Istrice giunse, dondolandosi, scendendo dalla scala a pioli attraverso l'apertura per il fumo. "Kumokums," disse "questo è come hai detto che dovrebbe essere. Sei stato tu a portare la morte nel mondo per tutti. Ora devi soffrire come tutti gli altri". "Non c'è un modo per riportarla in vita?" invocò lokums. "Esiste un modo" disse Istrice, e Orso, che è saggio quanto Istrice, annuì con la testa. "C'è un modo ma è difficile e pericoloso. Tu stesso devi andare nella Terra dei Morti e chiedere al suo capo, che è tuo amico, di ridarti tua figlia." "Non importa quanto sarà difficile o pericoloso, lo voglio fare" Kumokums li assicurò. Si sdraiò sul lato opposto della casa e mandò il suo spirito fuori dal corpo, via, via, verso la Terra dei Morti. "Cosa vuoi e per chi vieni?" chiese il capo. Era uno scheletro e anche tutte le persone nel suo villaggio erano scheletri. "Sono venuto per riportare a casa mia figlia" rispose lokums. "La amo molto e la voglio con me ma non la vedo qui." "E qui" rispose il capo della Terra dei Morti. "Anch'io la amo. L'ho portata a casa mia perché sia mia figlia." Voltò la testa e chiamò: "Esci, figlia" e uno scheletro di ragazza giovane uscì dall'apertura del tetto. "Eccola" disse il capo della Terra dei Morti. "Pensi che la riconosceresti ora, o la vorresti nel tuo villaggio così com'è?" "Comunque sia, è mia figlia e la voglio" disse Kumokums. "Sei un uomo coraggioso" osservò il capo della Terra dei Morti. "Nessun altro che sia mai stato qui è stato in grado di dirlo. Ridartela e farla tornare nella Terra dei Vivi non sarà un'impresa facile. Dovrai fare esattamente come ti dico." "Farò tutto ciò che dirai" promise solennemente Kumokums. "Allora ascoltami attentamente" disse il capo della Terra dei Morti. "Prendi tua figlia per mano e falla camminare alle tue spalle. Cammina diritto verso casa tua. Potrai premere la sua mano quattro volte e diventerà più calda e più rotonda. Quando arriverai al villaggio sarà di nuovo se stessa. Ma qualsiasi cosa tu faccia, mi raccomando, non voltarti. Se lo farai tua figlia tornerà da me." "Farò come tu dici" promise Kumokums. Kumokums tese la mano dietro la schiena e sentì le ossa delle dita di sua figlia che lo tenevano stretto. Insieme si incamminarono verso il loro villaggio. Kumokums era davanti. Si fermò una volta e premette la mano di sua figlia. Subito la mano si ricoprì di un po' di carne e il cuore di Kumokums, appesantito dalla morte della figlia, cominciò a farsi più leggero. Kumokums si fermò quattro volte e premette la mano della figlia. Ogni volta era più calda, più consistente e più viva nella sua mano. Il villaggio era davanti a loro, stavano lasciando la Terra dei Morti per entrare nella Terra dei Vivi. Erano molto vicini e Kumokums decise che erano fuori pericolo. Si voltò a guardare sua figlia. Per un attimo un mucchio di ossa si sparsero sulla terra e poi scomparvero. A casa, Kumokums riaprì gli occhi. “Te l'avevo detto che sarebbe stato difficile e pericoloso” gli ricordò Istrice. “D'ora in poi ci sarà sempre la morte nel mondo."
Kumokums viveva da solo vicino al Fiume Sprague e cominciò ad essere malinconico. Chiamò tutti gli animali per parlar loro, “Costruiamo un villaggio qui” disse Kumokums “in cui possiamo vivere tutti insieme.” Agli animali piacque l'idea del villaggio, ma ad alcuni non piaceva il luogo. "Qui è troppo freddo e l'erba è ispida" osservò il cervo. "Credo che dovremmo andare a Yainax." “Mi piace il freddo” li informò Orso. " È il momento in cui posso raggomitolarmi e dormire quanto voglio. Io preferirei stare qui." Quindi esaminarono il problema senza mai litigare veramente e, infine, Kumokums si stancò di tutto quel parlare. “Ascoltatemi” disse. “Io ho indetto questo consiglio e sono il capo. Avremo due villaggi. In estate vivremo tutti a Yainax e in inverno staremo qui sul Fiume Sprague. Allora tutti saranno contenti.” “Quanto è lunga l'estate e quanto l'inverno?” chiese Istrice. “Dovremmo dividere l'anno” disse Kumokums. “Ogni stagione può essere lunga sei lune." Ma ci sono tredici lune in un anno" obiettò Istrice. Che cosa farai con quella che avanza?" “La possiamo tagliare" decise Kumokums "e usarne una metà in estate e una metà in inverno, per spostarci." Tutti furono d'accordo che quello era un buon piano e lo avrebbero accettato. Era estate, allora, a metà della Luna "Quando Canta la Strolaga" e tutti si prepararono e partirono per Yainax. Kumokums e gli animali vissero felici per molti anni spostandosi fra i loro villaggi invernali ed estivi. Erano tutti così felici, ben nutriti e soddisfatti che cominciarono a nascere troppi bambini. Istrice, finalmente, prese in mano la situazione e andò a parlare con Kumokums. "Kumokums," gli disse, "ci sono troppe persone qui. I nostri anziani stanno morendo ad uno ad uno ma nonostante ciò c'è troppa gente. Sappiamo tutti che quando si muore si va in una terra al di là e se si è stati buoni si sarà felici. Bene, in questo villaggio sono tutti ben provvisti di cibo e soddisfatti, quindi sono stati buoni. Perché non farli andare nella Terra dei Morti, così possono essere felici là?" Kumokums si sedette e riflette a lungo. Poi disse: "Credo tu abbia ragione. La gente dovrebbe lasciare questa terra per sempre quando muore. Il capo della Terra dei Morti è un buon uomo e saranno felici nel suo villaggio". "Sono lieto che la pensi così" disse Istrice, e se ne andò tutto dondolante. Cinque giorni dopo Kumokums di ritorno da pesca lungo il Fiume Sprague sentì un pianto nella sua casa. Gettò a terra quel che aveva pescato e si precipitò alla porta sul tetto di casa. Scese dalla scala a pioli attraverso l'apertura per il fumo. Sua figlia giaceva per terra e le sue mogli le erano attorno torcendosi le mani e piangendo. "Cos'è successo? Che cos'ha?" gridò Kumokums. Amava tantissimo sua figlia. "Ci ha lasciati" urlarono le mogli "è andata nella Terra dei Morti." "No! Non può fare questo!" esclamò Kumokums, e le accarezzò la testa chiamandola per nome. “Ritorna da me” Kumokums la supplicò. "Rimani con noi nei nostri villaggi." Kumokums mandò sua moglie a chiamare il più potente uomo di medicina. Cantarono e pregarono sul corpo della ragazza ma nessuno riuscì a riportarla in vita. Infine Istrice giunse, dondolandosi, scendendo dalla scala a pioli attraverso l'apertura per il fumo. "Kumokums," disse "questo è come hai detto che dovrebbe essere. Sei stato tu a portare la morte nel mondo per tutti. Ora devi soffrire come tutti gli altri". "Non c'è un modo per riportarla in vita?" invocò lokums. "Esiste un modo" disse Istrice, e Orso, che è saggio quanto Istrice, annuì con la testa. "C'è un modo ma è difficile e pericoloso. Tu stesso devi andare nella Terra dei Morti e chiedere al suo capo, che è tuo amico, di ridarti tua figlia." "Non importa quanto sarà difficile o pericoloso, lo voglio fare" Kumokums li assicurò. Si sdraiò sul lato opposto della casa e mandò il suo spirito fuori dal corpo, via, via, verso la Terra dei Morti. "Cosa vuoi e per chi vieni?" chiese il capo. Era uno scheletro e anche tutte le persone nel suo villaggio erano scheletri. "Sono venuto per riportare a casa mia figlia" rispose lokums. "La amo molto e la voglio con me ma non la vedo qui." "E qui" rispose il capo della Terra dei Morti. "Anch'io la amo. L'ho portata a casa mia perché sia mia figlia." Voltò la testa e chiamò: "Esci, figlia" e uno scheletro di ragazza giovane uscì dall'apertura del tetto. "Eccola" disse il capo della Terra dei Morti. "Pensi che la riconosceresti ora, o la vorresti nel tuo villaggio così com'è?" "Comunque sia, è mia figlia e la voglio" disse Kumokums. "Sei un uomo coraggioso" osservò il capo della Terra dei Morti. "Nessun altro che sia mai stato qui è stato in grado di dirlo. Ridartela e farla tornare nella Terra dei Vivi non sarà un'impresa facile. Dovrai fare esattamente come ti dico." "Farò tutto ciò che dirai" promise solennemente Kumokums. "Allora ascoltami attentamente" disse il capo della Terra dei Morti. "Prendi tua figlia per mano e falla camminare alle tue spalle. Cammina diritto verso casa tua. Potrai premere la sua mano quattro volte e diventerà più calda e più rotonda. Quando arriverai al villaggio sarà di nuovo se stessa. Ma qualsiasi cosa tu faccia, mi raccomando, non voltarti. Se lo farai tua figlia tornerà da me." "Farò come tu dici" promise Kumokums. Kumokums tese la mano dietro la schiena e sentì le ossa delle dita di sua figlia che lo tenevano stretto. Insieme si incamminarono verso il loro villaggio. Kumokums era davanti. Si fermò una volta e premette la mano di sua figlia. Subito la mano si ricoprì di un po' di carne e il cuore di Kumokums, appesantito dalla morte della figlia, cominciò a farsi più leggero. Kumokums si fermò quattro volte e premette la mano della figlia. Ogni volta era più calda, più consistente e più viva nella sua mano. Il villaggio era davanti a loro, stavano lasciando la Terra dei Morti per entrare nella Terra dei Vivi. Erano molto vicini e Kumokums decise che erano fuori pericolo. Si voltò a guardare sua figlia. Per un attimo un mucchio di ossa si sparsero sulla terra e poi scomparvero. A casa, Kumokums riaprì gli occhi. “Te l'avevo detto che sarebbe stato difficile e pericoloso” gli ricordò Istrice. “D'ora in poi ci sarà sempre la morte nel mondo."
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