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mercoledì 8 febbraio 2017

Uccello di clausura

Timido uccello della clausura tutto nel saio delle sbarre immerso di una amarezza assorta ti fai cura nella voliera confinato e perso. 
 Quando dall’orizzonte il dì ti sveglia e senti il canto della capinera s’alza il tuo grido affranto come doglia di chi costretto in gabbia più non spera. 
 Non ti raggiunge la fragranza desta della mattina che t’invita al canto e la tua voce si fa triste e mesta avvolta come in gorgheggio di pianto. 
 Cade il tuo volo nell’angusta cella dove non trova spazio la pienezza dove i raggi del sole son fiammella un cero acceso sulla tua tristezza. 
 Timido uccello della clausura che piangi in canto la tua povertà è la tua voce che si fa misura dell’alto prezzo della libertà.

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