Il termine Toccata identifica una composizione strumentale generalmente destinata, nelle varie fasi storiche, al liuto, all’ organo, al clavicembalo e al pianoforte. La sua funzione introduttiva e preludiante a carattere improvvisatorio ne faceva una forma libera dove convivevano in alternanza passaggi brillantemente virtuosistici con altri più tranquilli e meditativi o strettamente polifonici. Numerosi e grandi autori del Rinascimento e del Barocco portarono il genere a un eccezionale sviluppo. La ricapitolazione e il culmine di questa forma musicale, nella prima metà del XVIII secolo, è rappresentata da Johann Sebastian Bach con le sue Toccate per organo e per cembalo. Esse si presentano sia come composizioni autonome (come nel caso di quelle che vado a presentare) sia come monumentali dittici, associate a una Fuga ampiamente sviluppata. È da rilevare tuttavia che non sempre tali dittici nacquero nello stesso periodo e vennero associati solo successivamente, segno evidente che la Toccata continuava a mantenere la sua antica valenza di composizione autonoma.
Le sette Toccate per cembalo (BWV 910-916) appartengono al periodo cosidetto di Weimar, in un arco temporale approssimativo che va dal 1709 al 1712. Nessuna di esse ci è pervenuta in forma autografa, ma attraverso numerose copie realizzate nella cerchia degli allievi e dei seguaci del giovane Maestro. Non formano inoltre un ciclo organico e si presentano come composizioni tese ad esplorare un settore in certo senso sperimentale. La loro struttura è quanto mai varia e articolata, in una commistione di stili diversi, ritmi e soluzioni contrastanti, opposizioni dinamiche marcate. La libera invenzione e lo sfoggio virtuosistico convivono con lo stile concertante caratterizzato dal dialogo fra "soli" e "tutti". Episodi fugati di grande vivacità ed energia intervengono all’interno o alla conclusione dei brani, ma non nella forma rigorosa ed elaborata tipica della successiva produzione bachiana; sono del tutto assenti, per esempio, gli "stretti" conclusivi.
Queste Toccate, oltre al loro valore intrinseco, ci suggeriscono l’immagine di quello che doveva essere il Bach improvvisatore e sperimentatore… La spontaneità, la non celata consapevolezza della sua eccezionale abilità tastieristica, il compiacimento nel soffermarsi su certe idee musicali senza curarsi troppo di equilibri formali, il gusto per gli accostamenti a sorpresa, disegnano un quadro affascinante che non ritroveremo più nell’arte bachiana più matura. Una personalità prorompente e appassionata dunque, ma già solidamente formata attraverso gli insegnamenti e gli stili dei suoi illustri predecessori: pensiamo a Frescobaldi, al suo emulo tedesco Froberger, a Buxtehude, ai clavicembalisti francesi e ai più recenti creatori del Concerto strumentale all’italiana. Un superiore livello di conoscenza rende Bach libero di esprimersi senza remore in tutte le direzioni.

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