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martedì 27 giugno 2017

Quel maledetto 1816...

 Il congresso di Vienna non ristabilì solo vecchi confini ma anche i diritti feudali. Nell'economia di tipo feudale il feudatario non è proprietario ma esercita la sua influenza su un bene che, l'autorità regia, può ritirare in qualsiasi momento. Un'economia basata sullo scambio di prodotti agricoli e artigianali. La fine del feudalesimo coincide con il codice napoleonico ma, nei regni di Napoli e Sicilia, questo potere ha ricevuto un duro colpo già con la riforma anti-gesuita... Questo ordine religioso, estremamente conservatore, a metà del 700 venne espulso dai regni di tutta Europa e non fu da meno Carlo III di Spagna. Alla loro espulsione seguì non solo una redistribuzione del loro immenso patrimonio ma anche delle riforme di interesse pubblico. I campi artistici liberi dalle commissioni religiose, le tesi di Antonio Genovesi sull'economia civile, l'istruzione pubblica, distribuzione delle terre e un ceto sociale costruito sulla classe contadina... Il congresso di Vienna 1815-1816, ristabilì gli interessi feudali. È cosa nota che, Il regno delle due Sicilie (1816-1858, 1859-1860) appoggiò le missioni Gesuite e la politica estremamente protezionista di Ferdinando II, aggravata dalle rivolte siciliane, condizionò molto il destino del mezzogiorno nel neo-nato stato unitario. L'assenza di un ceto borghese, l'assenza di una comunicazione tra imprenditori del nord e la classe contadina di Napoli e Sicilia, venne colmata dal patto tra latifondisti e partitocrazia settentrionale. Qui si potrebbe già parlare di trattativa stato-mafia

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